| Bond Enel: I cittadini non devono sapere che i loro soldi serviranno per finanziare le centrali atomiche |
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| Scritto da Gaetano Velenoso |
| Martedì 09 Febbraio 2010 15:36 |
Partirà il prossimo 15 febbraio per concludersi il 26 dello stesso mese la maxi offerta di collocamento di obbligazioni Enel. Un’operazione del controvalore di 2 miliardi di euro, una delle più consistenti da quando la società guidata da Fulvio Conti, si è affacciata sul mercato dei capitali. Il velo sul tasso di rendimento non è ancora stato svelato in attesa del via libera al prospetto informativo da parte della Consob, l’autorità di vigilanza del mercato, ma dovrebbe avvicinarsi 5%. Con l’emissione del “bond”, così si chiamano in gergo anglosassone le obbligazioni, Enel punta a ridurre i costi del proprio indebitamento, che a fine 2009 ammontava a 50 miliardi di euro, e l’esposizione verso il sistema bancario. Si perché il bond sarà riservato ai piccoli risparmiatori
che potranno sottoscriverlo attraverso un lotto minimo di 2mila euro. Un bacino enorme quello degli “Enel People”, stimato in circa 1,3 milioni di persone, che a partire dal lontano 1999, anno di privatizzazione della società ad opera del ministro del Tesoro Giuliano Amato, hanno aderito a tutte le richieste di denaro del gruppo, percepito alla stregua di un titolo di Stato. Una fiducia tuttavia mal riposta, almeno sinora. Secondo il Sole24ore chi avesse aderito al primo collocamento di azioni otterrebbe oggi non più del 9.43% ovvero lo 0.9% annualizzato. Nello stesso intervallo di tempo i titoli di Stato italiani hanno reso il 5.5% l’anno mentre l’inflazione è salita, sempre annualmente, del 2.3%. Si potrebbe obiettare tuttavia che questa volta l’offerta dell’Enel è “garantita” mentre l’investimento azionario comporta un “rischio” e quindi il confronto non regge. Lasciamo quindi agli esperti il compito di giudicare la bontà o meno dell’operazione sul piano finanziario. Analizziamo invece più a fondo quelle che sono opportunità di carattere “politico” nell’aderire o meno all’operazione. Alla fine dello scorso anno Enel aveva un indebitamento netto di oltre 50 miliardi di euro. Eredità dell’operazione di acquisizione della spagnola Endesa, che ha proiettato la società ai vertici dell’industria energetica europea ma ne ha compromesso fortemente la capacità di portare a termine investimenti futuri. Se Enel non è in crisi lo deve solo al fatto che i tassi di interesse sono bassissimi quindi il debito, almeno nel breve termine, è sostenibile. Ma l’amministratore delegato Fulvio Conti ha un sogno, condiviso con il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola: riportare il nucleare in Italia dopo 23 anni dallo stop del referendum. Il calcio di inizio è stato dato nel febbraio del 2009 quando Berlusconi e Sarkozy hanno siglato un’intesa per la produzione di energia nucleare che ha coinvolto anche Edf ed Enel. L’accordo prevede la realizzazione di 6.400MW di nuova capacità nucleare, circa la metà degli obiettivi indicati dal Governo che preveda la costruzione di centrali nucleari per un totale di 13.000MW con l’obiettivo di produzione di circa 100 TWh/anno, pari a un quarto del totale fabbisogno italiano stimato per il 2020.
Per raggiungere questo obiettivo l’Enel deve investire complessivamente 25 miliardi di euro. E senza compromettere il proprio equilibrio finanziario come ammette la stessa società per bocca di Paolo Pallotti responsabile pianificazione strategica ed M&A che in una recente presentazione ha affermato: «gli elevati costi di investimento del nucleare richiedono una solida struttura finanziaria dell’operatore proprietario dell’impianto». A chi si rivolgerà quindi Fulvio Conti per recuperare i soldi necessari agli investimenti senza rischiare di schiacciare il gruppo sotto una montagna di debiti? Non certo in Borsa visto che nel 2009 Enel ha effettuato un aumento di capitale da 8 miliardi di euro, senza però riuscire a ridurre l’indebitamento. La società ha così varato un consistente piano di cessione dei gioielli di famiglia che, nel 2010, dovrebbe portare nelle casse 10 miliardi di euro. L’anno scorso è stata ceduta la maggioranza della rete del gas e la totalità della rete ad alta tensione per 2.4 miliardi. Nel 2010 è prevista la cessione di una quota di minoranza di Enel Green Power, la società del gruppo attiva nella produzione di energia da fonti rinnovabili: incasso previsto 3 miliardi di euro. All’appello manca solo il popolo dei piccoli risparmiatori, gli Enel people, a cui la società ha programmato di “rifilare” parte dei 10 miliardi di euro che punta a raccogliere attraverso l’emissione di bond deliberata nel luglio dello scorso anno.
E vogliamo andare a vedere chi sono quelle decine di migliaia di investitori finali, oltre quelli istituzionali, che acquistano le obbligazioni Enel, con richieste regolarmente doppie o triple rispetto l’offerta? Ce lo spiega con chiarezza Sergio Zabot, esperto di energia pulita ed autore di numerosi rapporti scientifici: «ci troveremo di sicuro molte famiglie e parecchi pensionati, magari già "sedotti e bidonati" da Parmalat e Cirio. Ora le sirene entrano nelle case degli italiani passando dal piccolo schermo della TV, e i rendimenti promessi sono molto allettanti. Anche se tutte le agenzie di rating assegnano a Enel punteggi al ribasso, il prestito lanciato nel 2007 per 2,3 miliardi di euro ha visto ben 100.000 investitori sottoscriverne le obbligazioni. Sempre nel 2007 il prestito dell’Enel lanciato negli USA ha visto altrettanti investitori che hanno sottoscritto 3,5 miliardi di dollari con una richiesta di 6 miliardi. In realtà c’è una grande liquidità in circolazione e le Corporation ne approfittano per comperare denaro a basso prezzo. E’ notizia fresca che il consiglio di gestione di A2A ha appena deliberato l’emissione di obbligazioni per Un miliardo di euro». D’altra parte, il costo del capitale per gli investimenti nucleari ormai veleggia oltre il 12%.
Secondo un rapporto dell’agenzia di rating Moody’s, riportato da Giulio Meneghello su QualEnegia: «Moody’s ha rivisto in negativo le sue valutazioni sulla solvibilità degli operatori del nucleare. Costruire una centrale richiede costi enormi, in media 6 Miliardi di Dollari l’una, in continuo aumento, con relative spese di finanziamento altissime esacerbate dall’incertezza sui tempi di realizzazione e di ritorno valutati in diversi decenni». Ciò vuol dire che trovare finanziamenti istituzionali per costruire nuovi reattori sarà ancora più difficile e comporterà tassi di interesse più alti, che andranno a pesare ulteriormente sul costo dei chilowattora atomici. E’ molto meglio prendere il denaro direttamente dai cittadini e pagarlo "solo" il 5%. Per la "propaganda" ci penserà lo Stato. Ricorda ancora Zabot: «la legge 99 del luglio 2009, che ha aperto la strada al ritorno del nucleare in Italia, dispone, al comma 2 dell’articolo 25, la realizzazione di: una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità. Basterà lanciare una serie di "spot" in TV e il gioco è fatto». Appare a questo punto evidente che gli interessi finanziari della filiera nucleare sono colossali e forse ormai predominano sugli interessi industriali dei conglomerati "leader di mercato". Congiuntamente, sono in grado di determinare i destini di molti Stati e forse anche del mondo. Consapevoli della posta in gioco e dell’impossibilità di fermare tale meccanismo cerchiamo almeno di non esserne complici. Bond Enel? No grazie.
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Partirà il prossimo 15 febbraio per concludersi il 26 dello stesso mese la maxi offerta di collocamento di obbligazioni Enel. Un’operazione del controvalore di 2 miliardi di euro, una delle più consistenti da quando la società guidata da Fulvio Conti, si è affacciata sul mercato dei capitali. Il velo sul tasso di rendimento non è ancora stato svelato in attesa del via libera al prospetto informativo da parte della Consob, l’autorità di vigilanza del mercato, ma dovrebbe avvicinarsi 5%. Con l’emissione del “bond”, così si chiamano in gergo anglosassone le obbligazioni, Enel punta a ridurre i costi del proprio indebitamento, che a fine 2009 ammontava a 50 miliardi di euro, e l’esposizione verso il sistema bancario. Si perché il bond sarà riservato ai piccoli risparmiatori
che potranno sottoscriverlo attraverso un lotto minimo di 2mila euro. 
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