| Il caso del castello di Novara: Un buon “cattivo esempio” |
|
|
|
| Scritto da Renzo Sacchetti - Italia nostra |
| Venerdì 24 Luglio 2009 11:49 |
|
Il castello di Novara occupa una delle parti di più antico insediamento della città, insistendo sull’angolo sud-occidentale della cinta muraria d’epoca imperiale romana. Proprio in questo punto la cinta presenta un anomalo saliente squadrato, un vero e proprio “dente” che sporge verso l’esterno per una trentina di metri. Purtroppo, mancano ancora riscontri di qualunque tipo per definire l’antica natura di questo “dente”, che però sembra aver mantenuto una continua funzione di fortificazione, pur difettando testimonianze visibili fuori terra e specifiche fonti documentarie sino almeno al XII secolo, così come, peraltro, una lettura articolata dell’evoluzione attraverso i secoli della possente piazzaforte che è stato il castello novarese – un’autentica “macchina da guerra” – è ancora tutta da fare. Le domande che questa fortificazione pone sono svariate: qual è il significato del “dente”? che percorso ha la cortina muraria romana nel punto d’intersezione con il “dente”? vi era lì una porta? che utilizzo c’è stato fra il tardo-antico e l’alto medioevo? come mai ci sono dei muri a scarpa rivolti verso (si suppone) l’interno? che significato ha la serie di feritoie verticali visibili all’esterno del muraglione sforzesco a sud, ora ricoperta dalla terra di riporto del cortile? L’archeologia è certo fondamentale per fare maggior luce su questi e altri punti. Ora, con il castello sottoposto da qualche anno a un intervento di “restauro” (che però ha già comportato l’erezione in facciata di una torre posticcia contro cui si sono opposti invano Italia Nostra e altri autorevoli esponenti della cultura non solo cittadina, v. Bollettino n. 429), sarebbe la volta buona, l’ultima in realtà, per acquisire quante più conoscenze possibili. Invece, l’attuale Soprintendenza Archeologica, anziché richiedere uno scavo sistematico del sito, giudicato utilissimo dopo una campagna di indagini negli anni Ottanta, si limita a svolgere una serie di scavi sparsi, funzionali alla “bonifica” delle aree soggette ai nuovi interventi edilizi. Ad aggravare questa situazione vi è la concessione delle Soprintendenze a costruire un edificio – in forma di parallelepipedo – proprio sopra l’intero lato occidentale del complesso monumentale, inglobando il muro romano qui riemerso per tutta la lunghezza e una parte di alzato di epoca medievale completo fino alla merlatura. In città la Soprintendenza Archeologica, ogniqualvolta sono stati portati alla luce tratti della cortina muraria romana, ha imposto (correttamente) complete indagini archeologiche. In base alle situazioni, tali tratti sono poi stati lasciati a vista o rinterrati, ma mai prima d’ora è stato concesso di edificarvi sopra. A validare maggiormente la posizione sostenuta da Italia Nostra si aggiunge la notizia recentissima (maggio 2009) e clamorosa di due importanti ritrovamenti avvenuti durante i lavori edili in corso per la costruzione di nuovi edifici: la sepoltura di un guerriero longobardo e l’evidenza che il muro di cinta della città di età imperiale romana è impostato su una struttura muraria precedente. |


.jpg)






.jpg)


Commenti
vi invito a visitare il sito di astrea (www.astrea.it) per capire ciò che la nostra associazione ha fatto, in merito al Castello di Novara, scrivendo lettere a chi di competenza, e di cui mancano le risposte. L'intero progetto è stato approvato dalle Sovrintendenze e dalla Regione Piemonte, nessuno più di loro è accreditato. Tuttavia Astrea ha fatto la sua parte rilevando qualche stonatura. Chissà se a fine lavori verrà pubblicato il reale costo dell'opera sostenuto dal Comune.
T. Torresan
Presidente di Astrea
RSS feed dei commenti di questo post.