| DA PICCOLO VOLEVO FARE IL GIORNALISTA |
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| Scritto da Ettore Colli Vignarelli |
| Giovedì 17 Settembre 2009 12:57 |
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Faccio il giornalista ormai da più di vent’anni, per la verità con molti taccuini, nessuna auto sportiva e qualche disillusione. Ma quel sogno in fondo è rimasto intatto nella sua entusiasta ingenuità, e continua ad accompagnarmi nelle tante svolte che lungo la strada mi è toccato di compiere. Penso spesso a quel sogno in questi giorni mentre il giornalismo italiano annaspa in un mare di fango: il “caso Boffo” con le relative intimidazioni alla Chiesa italiana , le polemiche sulla libertà di stampa, le querele miliardarie ai giornali e ai giornalisti. E poi i giornalisti “farabutti”e via elencando. Nel pieno della grande mobilitazione per la difesa della libertà di stampa, alla quale, sia come giornalista che come militante politico, do tutto il mio appoggio, credo sia giusto indignarsi. Questo Paese sta vivendo il crepuscolo di una Signoria, quella di Silvio Berlusconi e dei suoi accoliti, che rischia di assomigliare molto agli ultimi giorni dell’Impero Romano, con tutto l’adeguato corredo di marciume, di sicari e spie, di gole tagliate e altro ancora. Altro che Berlusconi come De Gasperi! Qui il modello è Romolo Augustolo…. Ma accanto all’indignazione penso che sia necessaria – soprattutto per chi fa il mio mestiere – una riflessione. Dino Boffo, la prima delle vittime di cui sarà probabilmente cosparso il viale del tramonto dell’Ultimo Imperatore, è un bravo professionista oltre che un uomo di profonda fede e di intensa “militanza” ecclesiale. È stato massacrato da un altro collega solo perché i suoi articoli non sono stati “graditi” dalla Signoria: una forma finora inedita di intimidazione e di attacco al ruolo della stampa, che si serve di un giornale per far fuori un giornalista. In questo caso non c’entra il giornalismo d’inchiesta o la denuncia o l’opinione sgradita al politico “beccato” con le mani nella marmellata. Qui parliamo di vere e proprie “patacche” costruite ad arte e spacciate per verità Io temo che questo sia solo l’inizio. E mi preoccupo perché i segni di questo tipo di degrado, in cui il potere non si fa scrupoli di orchestrare, grazie a giornali e giornalisti molto disponibili, massacri quotidiani ai danni di questo o di quello, sono già arrivati fin qui da noi. Non mi interessa – sia chiaro – sciorinare una difesa d’ufficio di chicchessia. Anche perchè talvolta le bachettate sulle dita e i titoli ad effetto sono inevitabili quando non doverosi. Parlo d’altro. Parlo di giornalisti che dimenticano il senso vero della nostra professione e diventano ingranaggi della politica, pezzi organici del sistema, attori sulla scena (o meglio, nel retroscena) anziché osservatori. Io credo che la società italiana, e la nostra società novarese, avrebbero il dovere di interrogarsi, magari anche di inquietarsi. Forse dovrebbero inquietarsi anche i giornalisti. Pure i giornalisti novaresi. E, se ce l’hanno, dare uno sguardo indietro al loro sogno di ragazzi. |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Settembre 2009 13:06 |









Commenti
"sciorinare una difesa d’ufficio di chicchessia"
nessun commento in merito ai contenuti dell'articolo ma solo alla forma:
la frase citata è proprio tipica del "giornalista" nel senso + limitativo del termine. Come ad esempio "con buona pace di" e tutti gli altri arnesi linguistici artigianali abusati da chi fa questo mestiere. Sarebbe il caso di rinnovare il guardaroba con qualche sinonimo nuovo
E per "il Paolo": prometto: sciacquerò un po' meglio i panni in Arno....
Scusi Vignarelli, ma lei che sollecita gli altri giornalisti novaresi, non è stato ingranaggio della politica negli ultimi tempi?
Ma non sfuggo la domanda: no, mio caro. Non sono stato e non sono ingranaggio di nessuno.
Quando ho avuto la ventura di scrivere su giornali locali e non, ho sempre espresso le mie idee in modo nitido, ma indipendente e libero.
Dal settembre 2006 al giugno di quest'anno ho svolto la mia professione di portavoce dell'allora presidente della Provincia di Novara Sergio Vedovato in modo tale da meritarmi la stima e la fiducia di tutti i colleghi giornalisti, di testate politicamente più vicine o assolutamente lontane.
L'ho fatto con competenza (lo dicono gli altri) e con correttezza (lo rivendico io)
Io non ho mai spedito ai giornali comunicati stampa di partito dall'email della Provincia, come invece chi mi è succeduto si è affrettato a fare.
Sono un iscritto e un militante del Partito Democratico, e ne sono orgoglioso.
Ma questo non mi fa diventare ingranaggio di niente e di nessuno.
Cortese lettore: quanti altri possono dire queste cose a testa alta?
Il punto non è quello di avere le proprie opinioni e di esprimerle, sostenendo l'una parte o l'altra. E non è nemmeno quello dell'essere professionisti dell'informazione e insieme impegnati in un partito in modo chiaro e trasparente.
Il punto è che in questa Italia (e anche in questa Novara) ci sono pezzi del sistema dell'informazione che sono diventati attori del sistema politico, pistole puntate alla tempia di qualcuno per favorire qualcun altro. E la pistola spesso è caricata di liquami maleodoranti.
Io questo tipo di merce non l'ho mai trattata.
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