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Diciamola tutta, fa un certo effetto vedere il segretario della Lega, Umberto Bossi, nelle vesti di pompiere; sì, proprio lui che non è mai stato un buon maestro di moderazione e di educazione nei confronti degli avversari politici. Lui che non si è mai risparmiato nel lanciare strali, a destra e a manca, contro il centralismo romano, contro la Roma ladrona (slogan ancora usato ed abusato oggi che li vede al governo del Paese) che tratta la padania come la gallina dalle uova d’oro; lui che ha sempre sparato ad alzo zero contro la Cassa del Mezzogiorno e adesso accetta, senza battere ciglio, la creazione della Banca del
Mezzogiorno. Lui che non aveva mai risparmiato bordate al «mafioso di Arcore», al «piduista tessera 1816», al così definito «Berluskaiser e Berluscazz»; lui che in quel di Curno ricordò a Margherita Boniver, oggi sua alleata, che le pallottole costavano solo 200 lire. Lui che non esitò a mandare a catafascio il primo governo Berlusconi, dopo soli sei mesi, per essere stato infinocchiato dal Cavaliere, che aveva fatto accordi sottobanco e a sua insaputa con Fini per il Meridione e, per tutta risposta, qualcuno disse «mai più un caffè con lui». Sì, proprio lui che le battaglie le ha sempre affrontate di petto, ora invita tutti ad abbassare i toni, a darsi una bella regolata, Berlusconi compreso, perché «l’aria che tira non fa bene a nessuno, anzi, col fare troppo casino non si risolve niente. Però con i partiti onesti bisogna iniziare a parlare»; certo che la furbizia e la scaltrezza di Bossi non hanno eguali. Mentre tutti sono ancora fermi alle polemiche delle liste, il suo pensiero è già arrivato alla tattica da adottare per far approvare il federalismo. Lo sa e lo dice che «se a Roma fanno orecchie da mercante, il Nord si incazza»; il riferimento è rivolto, pur senza fare riferimenti espliciti, ad una buona parte dei suoi alleati di governo i quali a parole si dichiarano federalisti, ma quando si tratterà di puntare concretamente all’obiettivo le cose potrebbero cambiare. Alleati sì, ma essere diffidenti non guasta mai. Si rende quindi necessario tenere la porta aperta con quella parte di Opposizione che può garantire il risultato. E intanto Bossi gongola perché sa che le grane di Berlusconi e del PdL potrebbero dirottare voti insperati alla sua Lega Nord. Da sempre la Lega ha nel suo interno due anime: una d’attacco e una moderata, ovvero: la Lega di lotta e di governo; e Bossi, da buon calcolatore e giocatore, le sa utilizzare a seconda della convenienza. Questo è il momento della Lega di governo, di Bossi pompiere; attenzione però, quando meno te lo aspetti saprà smettere gli abiti del pompiere per indossare quelli da battaglia. Intanto la campagna elettorale padana viene affrontata con l’inganno perché è necessario far credere agli elettori che «abbiamo voluto il federalismo per abbassare le tasse». Vorrei sapere chi pagherà i debiti milionari degli Enti Locali.
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