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Notizie dal comune di Novara
Combatants for peace, patrioti dell'umanità PDF Stampa E-mail
Scritto da R. L.   
Sabato 10 Luglio 2010 13:45
Liri Mizrachi è israeliana, Ashraf Khader è palestinese. Lei è una donna, lui è un uomo. Lei è un ex-soldato, lui un civile. Che cosa hanno in comune? Perché sono amici? L'iniziativa dell'Associazione Per La Pace (in collaborazione con Laboratorio Per La Pace e Medicina Democratica) che ha portato a Novara due membri dell'associazione israelo-palestinese Combatants For Peace (Combattenti per la pace) ha permesso di vedere realizzarsi quello che dovrebbe essere normale ma normale non è in Palestina (e a volte, troppo spesso, neanche da noi): incontrarsi, parlarsi, ridere insieme, scambiarsi opinioni, fare amicizia. Liri e Ashraf sono amici e militanti di un gruppo giudicato dalla maggioranza degli israeliani e die palestinesi - quando sono gentili - qualcosa di naive.

Combattants For Peace  è nato a Betlemme da un gruppo di giovani palestinesi nati a Betlemme e in altre città palestinesi. Persone provenienti da ogni settore e di ogni etnia che sostengono una precisa "visione":
• l'unica via alla pace e alla stabilità in Medio Oriente è l'istituzione di uno stato palestinese
• l'occupazione israeliana della terra palestinese è considerato una forma indiretta di terrorismo ed è uno  delle cause più importanti di violenza.
• molti cittadini ebrei in Israele credono che il ripristino dei diritti dei palestinesi sia il modo per porre fine  alla violenza e al terrorismo.
• l'uso di mezzi non violenti è l'unico modo per raggiungere i nostri obiettivi ed incoraggiare le società di  porre fine alla spirale della violenza.  il sangue versato non avrà mai fine se non ci si muove insieme per porre fine all'occupazione e fermare tutte le forme di violenza.
• collaborare con attivisti per la pace provenienti da diverse parti del mondo è importante per riprendere il processo di pace palestinese, costringendo la comunità internazionale a trovare una
soluzione definitiva e permanente.
• Solo la pace può risolvere qualsiasi conflitto.


"Non importa che poche persone siano venute ad ascoltarci - dice  sorridendo Liri in risposta a chi si scusava per la scarsa affluenza di novaresi all'incontro organizzato ieri sera presso la Camera del lavoro - "Se avessimo fatto questo incontro a casa nostra probabilmente ci avrebbero tirato le pietre, scarpe o pomodori marci".

Liri e Ashraf disegnano due mondi prigionieri l'uno dell'altro, Israele immerso in una cultura militarizzata ("non importa che il servizio militare sia obbligatorio, l'esercito manda lo stesso a scuola gli istruttori a spiegare quanto è bello far parte dell'IDF [Israel Defense Force - Forse di difesa israeliane]"), i palestinesi dilaniati tra diaspora e checkpoint.

Su entrambi i popoli pesano la memoria e la consapevolezza, rimossa, che i destini  dell'uno e dell'altro sono indissolubilmente legati. Se, come sembra, la soluzione "due popoli-due stati" è una soluzione morta sul terreno, e ci si avvia verso un solo paese, quale sarà il destino dei palestinesi, ma anche degli israeliani, in questa nuova nazione? Non è possibile immaginare Israele che sotruisce un regime di apartheid, ma allora come potrà svolgersi la convivenza? Da dove partire? I Combatants for peace hanno molto da dire agli israeliani e ai palestinesi che - per ora - non vogliono sentire le loro parole.

Ma anche a noi europei, e soprattutto a noi italiani, i Combatants for peace mandano un messaggio decisamente importante: siate coraggiosi, siate audaci, incontrate le persone, guardatele negli occhi, abracciatele, condividete le vostre vite.

Quello dei Combatants For Peace è davvero un patriottismo dell'umanità. Un sacrificio fatto per una patria più alta e importante rispetto alle piccole patrie  (sempre più piccole e immorali) dentro le quali culliamo i nostri sogni di apartheid auto-inflitta.

Eppure a guardare questi due giovani sorridenti, ad ascoltare le loro parole, ci si sorprende a desiderare di essere pronti ad affrontare i loro stessi sacrifici, a essere pronti a trovarsi nelle stesse situazioni di pericolo nelle quali si trovano loro, proteggendosi a vicenda, se in cambio si ottengono degli occhi come i loro, degli sguardi intensi e più belli, perché vedono già, davanti a loro, un traguardo che a tanti di noi ancora sfugge. Video di zero321.it


Ultimo aggiornamento Sabato 10 Luglio 2010 15:07
 

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