
Questo paese chiede giustizia da sessant’anni: la pretende la dignità della gente, il rispetto della verità». Il sindaco Giovanni Orlando ha concluso così, ieri mattina [il 13 agosto ndr], la cerimonia di commemorazione delle vittime della strage del 13 agosto 1944, quando le «SS» comandate dal generale Krumer e i fascisti della «X Flottiglia Mas» trucidarono dodici giovani in piazza Martiri, come rappresaglia per un attacco subito poco prima da un convoglio tedesco a San Michele, tra Borgo Ticino e Varallo Pombia. I tedeschi ebbero quattro feriti e Krumer volle nella rappresaglia quadruplicare il conto: quattro italiani morti per ogni tedesco ferito. «Per quella strage i responsabili non hanno pagato - ha detto Franco Giustolisi, giornalista e inviato, che da tempo si è fatto portavoce dei comuni che hanno subito stragi nazifasciste -. Oggi, un decreto legge assurdo, dello scorso 28 aprile, sospende
il diritto dei parenti a ottenere giustizia. E’ un’offesa alla storia, alla verità, alla giustizia. Borgo Ticino deve farsi capofila dei Comuni piemontesi per chiedere che i responsabili dei massacri paghino per quanto hanno commesso, e perché venga istituito un giorno della memoria per queste vittime».
Giustolisi ha parlato accanto alla lapide di piazza Martiri, dove vennero fucilati Virginio Tognoli, Francesco Tosi, Nicola Narciso, Giovanni Fanchini, Franco Cerutti, Benito Pizzamiglio, Alberto Lucchetta, Luigi Ciceri, Rinaldo Gattoni, Andes Silvestri, Olimpio Parachini e Giuseppe Meringi. Ieri mattina le foto delle vittime sono state collocate su un grande striscione sorretto da due ragazzini. «Quella di Borgo Ticino è una delle stragi che non devono essere dimenticate e che vanno consegnate alla storia, alla memoria delle persone - ha osservato Giustolisi -. Ma la giustizia esige che le condanne dei processi vengano attuate, e così non è stato, dato che il nostro ministero degli Esteri non ha fatto pressioni alla Germania affinché quelle sentenze arrivassero a qualcosa di concreto». Ieri a Borgo Ticino c’erano anche Giovanna e Maddalena Gazzetta, nipoti di una delle vittime, Giovanni Fanchini, zio materno. Nei giorni scorsi si sono recate a Roma per chiedere al governo di cancellare il provvedimento del 28 aprile «che sospende i risarcimenti e ogni diritto dei cittadini italiani deportati in Germania e dei famigliari delle vittime delle stragi nazifasciste».