
Leggere l'i
nchiesta pubblicata da "L'Espresso" e curata dai gionalisti Paolo Biondani e Mario Portanova fa spavento: "Tra le Province di Milano, Varese e Novara diverse decine di associati di 'ndrangheta, attraverso estorsioni, usura, riciclaggio, omicidi e ferimenti, detenzione illecita e porto d'armi, stupefacenti e rapine sono riusciti ad ottenere il controllo completo del territorio" e non è un giornalista a dirlo ma "il pm Roberto Pennisi nell'ultima relazione annuale della Direzione nazionale antimafia (Dna)". Per questo iniziative
come quella di Libera di sabato scorso a Galliate sono estremamente importanti. Solo il contatto con persone come
Pino Masciari può chiarire fino in fondo i meccanismi della "cultura" mafiosa e 'ndranghetista. Una cultura che mette in grado di comprendere quali siano i metodi di infiltrazione, a quali segnali bisogna dare ascolto, quali siano i comportamenti da evitare e quali i provvedimenti da prendere. Per esempio è stato un peccato che non si sia potuto conferire
la cittadinanza onoraria di Galliate a Pino Masciari (come ha fatto recentemente, tra le altre,
la città di Torino) perché questo sarebbe stato un segnale chiaro e forte. Non si sarà mai abbastanza grati a Libera e alle altre associazioni che collaborano con Libera, come Auser, per il meritorio lavoro che fanno su un territorio ad alto rischio mafioso. Ed è bene che anche gli amministratori se lo chiariscano una volta per tutte: basta ambiguità, basta incertezze, basta indifferenza. Bisogna accettare la realtà, comprendere il fenomeno, non ritrarsi di fronte alle conseguenze di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi, individuare le cause e approntare i rimedi. Con le mafie proprio non si può convivere.
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